venerdì 31 agosto 2012

martedì 28 agosto 2012

Valle del Sarca

Appena dopo il Lago di Toblino s'incontra l'abitato di Sarche,
si gira verso sud sempre sulla statale 45 bis Gardesana Occidentale,
ecco che inizia la Valle del Sarca.
Arrivata qui, per me,
è come entrare in una macchina del tempo e tornare indietro di 40 anni in pochi secondi.
Fare quella strada a ritroso ...Pietramurata, la Centrale di Fies, la zona morenica delle Marocche,
uno sguardo in alto verso sinistra per ammirare il Castello di Drena, poi Dro e Ceniga,
già dal rettilineo si intravede in lontananza sulla destra la parte più alta del Castello di Arco
e al centro della valle il Monte Brione, che da qui, nasconde la visione del Lago di Garda.
Ho messo per la prima volta piede in questa Valle all'età di 4 anni e dopo 11 anni ci trasferimmo,
per me è stata ed è casa mia.
Ogni volta che ci ritorno mi viene la pelle d'oca,
è una sorta di pellegrinaggio nei luoghi della mia infanzia.
Questa vosta salto la visita parenti,
perchè sono alle prese con la raccolta delle prugne e delle prime mele,
anche perchè avevo promesso che sarei andata solo a trovare gli amici,
quindi il parentado aspetterà fino alla mia prossima visita a novembre.

da piccoli i nonni ci raccontavano che la roccia qui sopra raffigurava il profilo del pittore Giovanni Segantini, sarà vero?



sopra 'i olivi de San Martin'


sopra veduta del lago di Garda dal 'curvon de Nago'.

E' bellissimo sentire e riparlare in dialetto, 'el me dialet' , quello del Basso Sarca,
la mia amica Miriam mi dice che parlo un dialetto arcaico,
che non mi sono aggiornata, che certi termini non si usano più,
difatti io arrivo direttamente dal 1970. iihihiihihihihhi!!!

Un grazie particolare a Miriam e Alberto per la loro ospitalità,
e una grattatina dietro alle orecchie a tutti i loro cavalli.


 


Sigh!!! Già mi mancate.

Angela

giovedì 23 agosto 2012

Castel Toblino

 
tratto da
DIARIO DI UN SOGGIORNO A CASTEL TOBLINO - luglio e agosto 1855
Josef Vicktor von Scheffel
 
"Era un caldo pomeriggio d'estate" comincerebbe una novella vecchio stile, "quando due giovani sopra un modesto calessino imboccarono la polverosa strada maestra che s'inoltra tra i monti fiancheggianti la selvaggia valle del Sarca e che costituiscono gli ultimi contrafforti delle Alpi sudtirolesi verso la pianura padana. Il pomeriggio estivo era ancora molto afoso quando, lasciato il Sarca sulla sinistra, la strada si affacciò ad un lago di modesta ampiezza che occupava il fondovalle. Dallo specchio d'acqua si elevava, sopra una penisoletta rocciosa collegata alla strada da un'esile lingua di terra, un castello illuminato dal sole, ben conservato, munito di torre e di un edificio residenziale a quattro piani; alle sue spalle si ergevano ripidissimi bastioni rocciosi, brulli o coperti da rada vegetazione sempreverde ...
 
dal giardino si elevavano, cupo ornamento, una dozzina di cipressi dal colore verde-nero ...

Sono passati 157 anni da quando von Scheffen scriveva quel diario, ma ancora oggi questo lago e questo castello si presentano così in tutto il loro splendore, in un'atmosfera tra il magico e il romantico.
Anche ieri il pomeriggio era molto afoso, il sole splendeva sul castello, nessun calessino, ma una moltitudine di auto sfrecciano su quel tratto di strada. Il contrasto è forte tra le tranquille acque del lago e quella rumorosa striscia di asfalto, ma rimane pur sempre uno dei castelli più belli di tutto il mio Trentino.
Solo il tempo di scattare qualche foto perchè la Valle del Sarca e gli amici ci aspettano, ma questa è un'altra storia.
A presto
Angela

Ho trovato il mio albero

Il Faggio. Veniva considerato con grande rispetto un tramite tra gli uomini e gli dèi, circondato da aura divina, e Macrobio riferisce che...